Il corpo
Crac: l'uovo si apre intero. Per voi è un gesto banale, per un robot una delle prove più difficili. Il paradosso di Moravec, la gara nel deserto che nessun veicolo riuscì a finire, gli elefanti che non giocano a scacchi e un aspirapolvere che pulisce urto dopo urto. Fino ai robot di oggi, più veloci di noi nella corsa ma ancora in difficoltà con un uovo. E se l'intelligenza stesse anche nel corpo?
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Il guscio si apre sul bordo della ciotola. I pollici entrano nella crepa, lo dividono in due metà, e il tuorlo scivola giù: lucido, intero, perfetto.
Rivediamo la scena al rallentatore. Le dita stringono l'uovo quel tanto che basta per non farlo scivolare, e non un grammo di più. Poi un colpo secco, né troppo forte né troppo piano, e un'apertura con una delicatezza che nessuno vi ha mai spiegato a parole.
Lo sa fare un bambino. Eppure, per un robot, prendere un uovo senza romperlo è una delle prove più difficili che esistano.
Il problema più strano della robotica
Alla fine degli anni Ottanta Hans Moravec, ricercatore di robotica alla Carnegie Mellon, si scontra ogni giorno con un problema che sembra assurdo. I computer, già allora, giocano a dama come adulti esperti. Ma basta chiedere a un robot di attraversare una stanza con una sedia in mezzo, o di prendere in mano un oggetto che non ha mai visto, e diventa più goffo di un bambino che gattona.
Nel 1988 Moravec mette questa stranezza nero su bianco, in un libro. È relativamente facile, scrive, far giocare a dama un computer come un adulto; ed è difficile, o impossibile, dargli la percezione e la mobilità di un bambino di un anno. Da allora si chiama paradosso di Moravec.
La sua spiegazione è elegante. Vedere, afferrare, muoversi: l'evoluzione le ha rifinite per un tempo lunghissimo. Moravec parla di un miliardo di anni di esperienza, nascosta nelle parti del cervello che governano sensi e movimenti. Il ragionamento astratto, la matematica, gli scacchi, è invece un'invenzione recentissima: uno strato sottile appoggiato sopra tutto il resto.
Le cose che ci sembrano facili sono così antiche, e così rifinite, che non ci accorgiamo nemmeno di farle. Provate a spiegare a parole quanto si stringe un uovo. Abbastanza. Abbastanza quanto? Non lo sappiamo dire: non l'abbiamo mai imparato con le parole.
Nel 1997 Deep Blue batte a scacchi Garry Kasparov. Ma per molti anni ancora piegare una camicia resterà un'impresa quasi impossibile per qualunque robot.
Una gara nel deserto
Primavera del 2004, deserto del Mojave, in California. La DARPA, l'agenzia di ricerca del Pentagono, organizza una gara mai vista: veicoli senza nessuno a bordo devono attraversare il deserto da soli. In palio, un milione di dollari. Ci sono pick-up modificati, camion, perfino una moto.
Il giorno della gara nessuno arriva al traguardo. Nessuno. Il veicolo che va più lontano, guarda caso proprio quello della Carnegie Mellon, si ferma dopo pochi chilometri, incastrato su un terrapieno. Il premio non viene assegnato.
Ma la storia non finisce qui. Meno di due anni dopo si corre di nuovo, e stavolta un'auto di Stanford, che si chiama Stanley, arriva in fondo in meno di sette ore. Dietro di lei ne arrivano altre. Che cosa è cambiato? Non regole migliori: hanno insegnato alla macchina a imparare.
Il trucco di Stanley è geniale. Il suo laser vede bene la strada, ma solo da vicino. Allora la macchina usa ciò che il laser riconosce per insegnare alla telecamera che aspetto ha la strada, così da riconoscerla anche lontano. In pratica, Stanley si allena da solo, mentre guida.
Quel deserto ha avuto un seguito: il capo della squadra di Stanley, Sebastian Thrun, andrà a guidare il progetto di Google sulle auto che si guidano da sole. Da lì sono nati i taxi senza conducente che oggi, in alcune città americane, si chiamano con un'app.
Gli elefanti e l'aspirapolvere
Nel 1990 un altro ricercatore di robotica, Rodney Brooks, scrive un articolo con un titolo che è già una tesi: Gli elefanti non giocano a scacchi.
Per decenni abbiamo costruito macchine intelligenti partendo dall'alto, da logica e regole. Ma un elefante non gioca a scacchi, eppure è intelligentissimo. Trova il cibo, riconosce i suoi simili, ricorda le strade. La sua intelligenza nasce dal contatto continuo con il mondo. Brooks lo riassume con una frase diventata famosa: il mondo è il miglior modello di se stesso. Invece di costruire nella testa del robot una copia perfetta del mondo, lasciamo che il robot lo tocchi, lo urti, ci sbatta contro. E impari.
Dov'è finita quell'idea? Probabilmente a casa vostra. Brooks è tra i fondatori di iRobot, l'azienda del Roomba, l'aspirapolvere rotondo che gira per casa sbattendo contro i mobili. Non ha un modello raffinato della vostra cucina. Ma, urto dopo urto, pulisce. Ne sono stati venduti decine di milioni.
Oggi le due strade si incontrano. I robot più avanzati usano modelli che, insieme, vedono, capiscono una frase e muovono un braccio. Potete dirgli "metti i piatti nel lavandino", e il robot guarda la cucina, capisce quali sono i piatti, e li prende. Alla fine del 2024 un robot di questo tipo ha svuotato un'asciugatrice e piegato i panni, da solo: per la robotica, un piccolo sbarco sulla Luna.
E poi c'è il tatto. Nella pelle di una sola mano umana ci sono migliaia di minuscoli sensori che misurano pressione, vibrazione, scivolamento. È per questo che sentite l'uovo e lo stringete il giusto. I robot, una pelle così, hanno appena cominciato ad averla.
A che punto siamo
Ad aprile di quest'anno, alla mezza maratona di Pechino, un robot umanoide ha tagliato il traguardo più veloce del record del mondo umano. L'anno prima, alla stessa gara, i robot facevano figure ridicole. E alla BMW, in America, i primi umanoidi spostano già pezzi lungo la linea di produzione.
E l'uovo? Alla fine del 2023 Tesla ha pubblicato un video in cui il suo robot Optimus prende un uovo crudo dal cartone, con dita dotate di sensori tattili, se lo passa da una mano all'altra e lo posa senza romperlo. Peccato che, a gennaio di quest'anno, lo stesso Elon Musk abbia ammesso che i suoi robot non fanno ancora lavoro utile. Prendere un uovo in un video è una cosa; romperne in una cucina vera, tutti i giorni, è un'altra.
C'è poi un dettaglio che si racconta meno. Alcune aziende stanno per portare robot umanoidi nelle case. Quando il robot non sa come fare una cosa, c'è una modalità in cui un operatore umano, da lontano, con un visore sugli occhi, vede attraverso le sue telecamere e gli muove le mani. In pratica, dentro il robot, a volte, c'è una persona che vede casa vostra.
Sotto tutto questo corre una domanda: abbiamo sbagliato a pensare che l'intelligenza stesse solo nel cervello? Ad aprile una rivista scientifica importante del settore ha ricordato che il cervello non percepisce, e non agisce sul mondo, se non attraverso il corpo. Forse una parte di quello che chiamiamo intelligenza nasce proprio da lì: dall'avere mani, occhi, equilibrio. Dal sentire il peso, la gravità. Dal poter cadere.
Torniamo alla ciotola
Crac. Il tuorlo scivola giù, intero. Dentro quel gesto c'è un tempo lunghissimo di evoluzione, migliaia di sensori nella punta delle dita e un cervello che non ha mai smesso di parlare con il corpo. Le macchine hanno cominciato ad avere un corpo, ma lo stanno ancora scoprendo, un urto alla volta.
Quanto rende più difficile staccare la spina il fatto che le macchine abbiano un corpo? L'allarmometro dice 3. Un corpo rende i danni fisici, e questo è serio, ma li rende anche lenti e visibili: un software che sbaglia può farlo in silenzio, in mille posti contemporaneamente, mentre un robot che sbaglia lo vedi arrivare, e spesso lo fermi con un pulsante rosso. Con un'avvertenza: se dentro un robot di casa a volte guarda una persona, il problema non è la spina. È la porta di casa. Che i robot stiano entrando nel mondo è un fatto; quanto debba preoccuparci è una stima.
Dato un corpo a una macchina, resta un problema enorme: come le insegniamo a usarlo? In bicicletta, l'equilibrio l'avete imparato cadendo. La prossima storia parte proprio da lì, dalla prima caduta.
La prossima volta che rompete un uovo senza sporcare il tavolo, fatevi i complimenti: i robot più avanzati del mondo stanno ancora imparando.
Fonti e approfondimenti
- Deep Blue sconfigge Garry Kasparov a scacchi (History.com)
- Rodney Brooks, "Elephants Don't Play Chess" (Robotics and Autonomous Systems, 1990)
- Physical Intelligence: il modello π0 e il robot che piega i panni
- Tesla mostra la destrezza di Optimus Gen 2, compreso l'uovo (The Robot Report)
- Optimus e la produzione a Fremont, con le parole di Musk sul lavoro utile (Electrek)
- I taxi senza conducente di Waymo arrivano in nuove città (Electrek)
- Il corpo e il cervello: l'articolo di Nature Machine Intelligence (aprile 2026)